
Che sia la visione di un Angelo o un gioco della mente, poco importa. Lasciarsi rapire dalle celesti note di un’eccelsa Autrice abbandonata all’oblio, esattamente come un altro illustre e sfortunato Autore di nazionalità albanese, ma cittadino americano, che corrisponde al nome di Astrit Lulushi. Due martiri del tempo, della demenza storica, e dell’incoscienza umana e letteraria che ha dimenticato i valori etici e morali e cancellato la bellezza del divino violando i confini mentali dell’uomo giusto, che mi si permetta di definire immorali in quanto sono avviliti dalla pochezza e invidia (terrorismo culturale) che continua ad essere il cancro del secolo.




Iginia aveva capito che l’intimità e la solitudine avevano perduto i valori umani dove la qualità individuale dell’io sono mutate in noi. Ma ogni essere umano così come le cose, non deve confondersi, ma ha il dovere di distinguersi. Così come un albero si distingue dai rami e dalle radici, dai fiori e dai frutti. Iginia non è più tra noi, eppure non ha mai smesso di viaggiare, di esistere. Il suo è un viaggio di parole allacciato all’incanto delle forme, una traiettoria dove il respiro, seppur affannato, ama ripetersi per ripercorrere l’emozione tra i colori caldi e armoniosi che toccano il cuore, perché la pittura è anche musica e scrittura. Un’eco introspettiva rivisitata alla luce dei ricordi che guardano oltre il capolavoro. Esiliandosi dalle ferite del tempo, almeno in quegli attimi in cui il pennello accarezza, sfama e disseta la tela adornandola con cornici di luce. Oltre il buio, sappiano i figli ricordare le Madri perché la Morte non è il fine ma la conferma dell’inizio: l’Eternità. Nelle sue tele astratte (che soltanto ai beati in vita è dato vedere) a coloro, la cui energia pura e la forza risiedono nella capacità di agire senza paura. Saranno privilegiati coloro che trovano pace e prospettive per la trascendenza, lontani anni luce da coloro che mutano la religione come le squame di un serpente.
Davvero doloroso, se non vergognoso ciò che vivono le Madri-Artiste dimenticate anche dai propri figli, queste madri che si aggrappano a figli che incontrano in quella “sventura” seppure celesti, sentirsi chiamare madri e loro ricambiare con “figli miei”, quanto questo oblio sia traumatico e crudele. Sentire e vedere che basta un compromesso sulla terra per cancellare un congiunto, ma lo stesso Dio che ci mantiene in vita… Vivere una falsa scena, dove il ciak scandisce un film di bugie, di opportunismo, di avidità, a tradire persino la vita.
Quanto è deleterio il suono di una “moneta” a superare quello di un proiettile? Iginia, fedele innamorata della natura si incanta dinanzi al gioco della pioggia, dipinge la danza delle foglie e delle libellule che fu perenne curiosità verso la musica ma anche verso il colore “rubato” al tramonto e alla luna, ma amò anche l’azzurro che plasmò e decorò perché sin da piccola aveva un’intelligenza vivace e tanta curiosità. La sua mente acuta ha facilitato l’acquisizione rapida di conoscenze non disgiunta da una capacità di comunicazione che le ha permesso di adattarsi tanto alla musica quanto alla pittura che ha avuto la priorità seppure gelosamente custodita nel suo cuore.
L’Artista ha una mente analitica e precisa. Ama l’arte e la poesia per la conoscenza che l’ha spinta a studiare e a migliorare le sue competenze. La sua intelligenza sa essere anche equilibrata e diplomatica e riesce a giudicare con saggezza e impeccabile equilibrio senza gestire il lato di ogni situazione. La sua amorosa ricerca l’ha resa esperta nel trovare soluzioni creative per la sua spiccata intelligenza emotiva.
Pittrice di indole religiosa, ha sempre compreso le persone a livello intuitivo e profondo. Ma sa anche essere astuta e strategica per la sua abilità di percepire le motivazioni e separarle con amore e giudizio passionevole, filtrate dalla sua mente aperta e innovativa.
Sempre con idee nuove, attraverso la sua intelligenza rivolta al futuro e alla ricerca di un mondo migliore. Oggi, nel chiosco del cielo come una novizia, Iginia somiglia alle nubi primaverili che si aprono come le rose al respiro del vento, operando come apostolato della catechesi, respirando e amalgamandosi con la natura viva in quanto il suo stupore non era un sostantivo astratto.
Per la nostra amata Iginia, la scrittura e la pittura erano musica, scintille divine, ma anche il parlare con Dio. Lei catturava paura e speranze, come oggi cattura il grido degli innocenti e maledice la guerra, mentre il suo dolore sciuga il sangue muto dei martiri condividendo con Dio le proprie emozioni. Sa che tutti noi aspettiamo una speranza dal cielo che ci dia la giusta comprensione, il senso del vero e del giusto.
Iginia prega con lacrime e si stringe nel petto il dolore del mondo, trema per la sofferenza dei derelitti come trema un fiore nella tempesta, mentre i suoi occhi annegano nella magia della luce.
Sa che non esiste linfa senza l’Arte e la Cultura. Ma sopravvivrebbe una pianta priva di radici e di fronde, abbandonata nel limbo della sua corteccia? Dalla spina nasce la rosa dalla guerra risorsa della morte dove ancora una volta è pittore lo sterminio che dipinge col sangue rive, cielo e corpi nello scheletro del tempo dove la ragione è assente alla follia bugiarda e non ha sangue.
L’Artista ci porge uno scenario acefalo, (involuzione?).
Ed ecco Iginia davanti al pianoforte, le note sono piogge che accarezzano il suo viso. Iginia sarà sempre con noi attraverso le sue opere che testimoniano non solo la sua bravura ma la sua grande umiltà, che stende ai posteri come un lenzuolo di fronte a tutto ciò che è arte e sentimento, ma al tempo stesso umanità che rappresentano. Colori, tratti e pensieri esplodono con sincerità profonda, alternando il significato dove tutto soffre e piange in un profondo silenzio, dove tutto il Creato abbraccia, come le cime dei monti. Le emozioni traboccano di nostalgia, di amore, lasciando a noi spettatori, risposte alle sue domande esistenziali.
Iginia dava un senso umano anche alle pietre che considerava creature viventi in grado di assorbire calore se strette nel palmo delle mani o penetrate dai raggi del sole. Il suo amore per la natura, i suoi colori, sensazioni e angosce le ha trasformate in un linguaggio cosmico. L’artista ha inventato la vita ogni giorno, attraverso una frangia di luna che illumina i veri della sua finestra. Sapeva che la bellezza è come il tuono e la fragilità del lampo, era certa che tutte le cose cattive alla fine verranno smascherate. L’Arte, dunque, per liberarsi dalla polvere delle ombre lontana dal “passaggio” magnetico della morte.
Ci ha lasciato un grande testamento che è quello di amare ciò che gli altri non amano: un atto unico, sovversivo, personale. È un filtrare con la filosofia dell’assurdo, spingendo l’amore in un territorio di paradossi esistenziali. Dove si cerca l’inesistente e la speranza si aggrappa all’utopia, come una sfida al senso comune e alla logica, toccando le vette spirituali. Per comprendere meglio questa artista, quasi dimenticata, bisogna trovare il tempo per guardare dentro di noi e negli altri. Iginia è una pittrice che merita la nostra attenzione. Basterebbe dedicare un attimo del nostro tempo, rendere omaggio non solo alla sua bravura, ma anche alla sua umiltà, per accorgerci della sua inconfondibile bellezza e intelligenza scenica che la sua arte ci regala a piene mani. Un’artista da apprezzare pe la sua saggezza, generosità, acume critico e rispetto.
Artista nata e vissuta in Sicilia, sapeva che soltanto l’Arte sopravvive, come Ulisse che ha attraversato lo Stretto dove il mare da millenni continua a incontrare la Storia. Iginia ha vissuto una vita da santa, lontano dai riflettori, amante della musica, appassionata di pianoforte. Sempre lontana da istinti ed emozioni inferiori (come rabbia e risentimento) e vicino al suo pentagramma, tra uno spartito e l’altro, che oggi è andato perduto senza la cura delle sue mani. La solitudine fu il suo palco e le lacrime il suo pubblico, presente e silenzioso, dove persino le ombre si dimostrarono civili, attente, curiose, sane ed empatiche, assumendo seppure per un attimo caratteristiche umane.
Perché l’Arte non è solo tempesta di colori ma è molto di più: luce delle anime.
Maria Teresa Liuzzo