
“Messer Rigoletto”
Quando il legno nasce storto
non sa stare al proprio posto.
Mi volevi come preda ma sei stato la mia cavia.
Sei ruffiano e non sei saggio,
che tristezza fine maggio!
L’atmosfera tu hai distrutto
creando un’oasi di disagio.
Senza macchia e senza dolo
un refuso rimani del mio lavoro.
Sei del “punto” una canaglia
che io scucio dalla maglia.
Ad una Donna porta rispetto, messere Rigoletto!
È lontano il carnevale, torna a fare il menestrello,
sei un patetico giullare.
Il male colpisce ad ampio raggio,
ogni parola ha il suo dosaggio.
Ogni verso ha il suo rivale,
la rabbia indossa il suo collare.
Della spavalderia vorrebbe fare omaggio,
siano benedette le rose di maggio!
– Messer “Rigoletto” – non sapeva cosa inventare
e scivolò sul personale.
La sua lingua come suola, faccia al muro e museruola.
Il saggio al superficiale esclamò:
“Chi si innamora di capelli e di denti
sprofonda nel pozzo,
si è innamorato di niente!”
La bellezza non risiede nell’uso che vorresti fare,
che non potresti mai avere, ma soltanto adorare.
La verità irrita i falsi modesti,
non elemosino like e nemmeno consensi.
Non giunse un nitrito di cavallo ma dell’asino il raglio.
Pletorico come un pomodoro:
“pensavo potessi essere tu il mio tesoro!”
Quando l’uomo è un citrullo, della donna è il suo trastullo.
Il marinaio e la sua sbornia,
la sua fine rimane l’onda.
“La calunnia è un venticello…”,
il respiro si è ossidato del tuo ego ormai frustrato.
Come l’ombra distesa sul tuo letto,
il lutto è cucito nel mio petto.
Al dolore devi portare rispetto, “Messer Rigoletto”.
Maria Teresa Liuzzo