Gioisci poiché ti dimenticarono di Timo Mërkuri. Traduzione di Angela Kosta

GIOISCI POICHÉ TI DIMENTICARONO DI TIMO MËRKURI. TRADUZIONE DI ANGELA KOSTA

GIOISCI POICHÉ TI DIMENTICARONO

Di Timo Mërkuri

Nella poesia “Gioisci poiché ti dimenticarono…!” dell’autore albanese Odise Kote, la parola “gioisci” è forse la parola più assurda e allo stesso tempo più dolorosa. Ella, suona come un invito all’allegria, ma in realtà è un sorriso amaro, quel sorriso che appare quando l’uomo non vuole mostrare la propria piaga. È quell’istante in cui “ridiamo per non piangere”.

Questa poesia è una meditazione culturale e filosofica sul destino dell’uomo in un tempo che non sa fermarsi e non sa ricordare.

L’epoca si presenta come uno spazio in cui l’oblio è diventato uno stile di vita e dove il vuoto ha sostituito la profondità. In questo nuovo ordine, essere dimenticati non è solo una questione emotiva. È uno spostamento dal centro alla periferia, un allontanamento taciturno dallo spazio attivo, dove la parola pesa e dove la presenza ha senso. È stare in disparte!

Essere dimenticati significa restare ai margini, là dove la tua voce non è né richiesta né autorizzata a farsi sentire. Soprattutto quando sei capace e ricco di valori e di coraggio civile, quando la tua conoscenza e il tuo coraggio disturbano la falsa tranquillità del tempo. Perché essere ascoltati significa essere al centro dell’attenzione, mettere in discussione, guidare e dare una direzione; ma questo è un tempo in cui al centro emergono spesso voci forti nei toni, ma superficiali nel sapere, mentre i pensieri giusti restano nell’ombra. Così può accadere di essere una luce in un angolo dimenticato della città, mentre il centro è illuminato da nuove e vuote pubblicità.

Quando il poeta dice che l’epoca è “fissata a dimenticare”, non parla solo di ricordi personali. Parla di una cultura che consuma l’uomo e lo mette da parte non appena passa l’istante dell’utilità e della necessità della sua presenza e del suo contributo. Qui l’oblio non è solo mancanza di memoria. È una divisione, disparte inflitta all’uomo, un’interruzione del dialogo tra l’individuo e la società. È un silenzio che cala tra l’uomo e il mondo.

In questo senso, il verso:
“Gioisci poiché ti dimenticarono!”
assume un suono duplice. In superficie è consolazione. In profondità è un’ironia amara, non tanto verso di te quanto verso il tempo stesso. Perché gioire dell’oblio è un’assurdità. Ed è proprio questa assurdità a rendere l’ironia più forte della protesta. Il poeta non sceglie di gridare. Sceglie il rovesciamento. L’ironia è come un coltello avvolto nella seta: non lo vedi quando colpisce, ma ne senti profondamente il colpo.

Se il poeta avesse gridato: opponiti, lotta, rivendica il tuo posto, la poesia sarebbe stata più diretta. Ma sarebbe stata anche più ordinaria. Dicendo “gioisci”, egli spoglia l’emarginazione della sua gravità. Trasforma l’oblio in uno specchio del tempo.

È una forma di protesta silenziosa, un atteggiamento stoico che afferma: se il mio posto non mi viene dato, non lo chiederò.

Eppure, sotto questa quiete si cela un dolore profondo. Perché l’oblio continuo conduce l’uomo verso un pericolo ancora più grande: non solo essere dimenticato dagli altri, ma dimenticare se stesso. E i versi finali sono taglienti nella loro semplicità:

“Respiri profondamente,
e così lo dimentichi facilmente te stesso…”

Qui la poesia diventa esistenziale. Dimenticare se stessi significa rinunciare alla propria dignità, alle proprie capacità, al proprio sapere e al proprio coraggio. È come spegnere la luce nella propria casa perché nessuno bussa alla porta. All’inizio è un’oscurità quieta. Poi diventa vuoto.

La metafora della “sciarpa dell’amnesia” approfondisce questa idea:
“avvolgiti con la sciarpa dolce,
calda dell’amnesia.”

Questa sciarpa ti protegge dal freddo dell’emarginazione, ma ti chiude anche l’orizzonte. Ti offre conforto, ma ti sottrae la possibilità di agire. È come una stanza calda in cui resti al sicuro, ma con le finestre chiuse e tu sei isolato. L’amnesia ti calma, ma ti priva della memoria che mantiene viva l’identità.

ODISE KOTE – GIOISCI POICHÉ TI DIMENTICARONO

La nostra epoca si è arresa
al demone della velocità.

Quando le cose accadono troppo in fretta,
nessuno è sicuro di nulla,
proprio di nulla, neppure per se stesso.

La nostra epoca è fissata per dimenticare,
si sente esausta da se stessa,
schifata e cerca di spegnere
quella scintilla di memoria.

Amico caro, non tormentare te stesso!

Esci dalla fanghiglia della sofferenza, del sacrificio,
non pensare alle risate che ti ferirono,
avvolgiti con la sciarpa dolce,
calda dell’amnesia.

Gioisci poiché ti dimenticarono!

Respiri profondamente,
e così
lo dimentichi facilmente te stesso…

Traduzione: Angela Kosta