Il tempo dell’uomo Di Maria Teresa Liuzzo

I suicidi di questi giorni, le guerre, le alluvioni, la fame, la disperazione della miseria che rende l’uomo fragile, tradito dall’esilio del sentimento, che fa vacillare la mente; l’inganno della politica, dove la certezza è l’infedeltà all’immaginario, con occhi che non vedono, orecchi che non sentono, mani che non aiutano, ci accomunano in quel dolore universale che umilia la dignità umana.
I sacrifici, gli sforzi, il sudario che coinvolge ogni fascia d’età (il rischio di trovarsi da un momento all’altro senza lavoro, e senza pensione), è un fatto assai vergognoso in una nazione civile, in una repubblica fondata sul lavoro, in una culla di civiltà qual’è stata l’Italia, già padrona del mondo.
Tutto ci fa pensare al detto: ”Piangeranno i figli per colpa dei padri”. La recente voce dell’anno bisestile ci ricorda la profezia di Malachia: ”La fine del mondo è vicina?”.
Stragi, calamità naturali, infanzia negata, fame, libertinaggio. Troppi i ”mostri” partoriti da violenza ed egoismo che incombono sulla forza del diritto. Che futuro avranno i nostri figli, quale spazio i nostri valori, la nostra memoria?
Ci rimane la parola nel diadema del suo dramma: la potenza della Fede e della Grazia. Continueremo a trascinarci nella speranza sofferta, dove il male non uccide mai se stesso, ma vigili alla ricerca della Luce.
Si risveglieranno le coscienze di coloro che rimangono indifferenti a questo dramma umano e sociale? O nonostante ”la vita ci divora” continueremo ad essere ”atomi di solitudine?” Non siano le pietre e le ombre a ristorare la mente, e non tramonti mai, in esse il tempo dell’uomo.

Maria Teresa Liuzzo