Quando dalla tua vita ti senti via quasi da tutto, e ti scopri seminudo esposto a sferzante freddo, reso più tagliente da illusioni disvelate dal loro durare…, quando il bilancio del totale è di continua sottrazione, non più tollerabili finzioni, il tirare a campare quel poco. Allora ben venga l’eutanasia, non per auto-iniezione letale. Idoneo il rinunciare al ruolo del sopravvivere ostinati, accettare lo stare da parte fino all’estrema clausura. Per aspro ricordo di decoro spianare spazio a quelli che ti reputano di troppo. Rimuovere il pezzo d’affetto come se non fosse mai nato. Bastante è il convincersi! E poi il “chiudere” in fondo è spesso forma di rinascita, se non fisica, mistica almeno.
"L'addio silenzioso" è una poesia che esplora il tema della rinuncia e dell'accettazione di fronte alla disillusione e alla sofferenza. L'autore descrive il momento in cui si sente svuotato e isolato, e il peso della vita diventa insostenibile. La poesia è un invito a lasciare andare, a rinunciare al ruolo del sopravvivere ostinati e a trovare la dignità nell'accettazione della fine. Un testo intenso e commovente che invita a riflettere sulla natura della vita e della morte.