Canzone Dell’estraneo-Testo originale: Leonard Cohen-Traduzione: Iannozzi Giuseppe

CANZONE DELL’ESTRANEO ❤️❤️❤️
(The Stranger Song )
Testo originale: Leonard Cohen
Traduzione: Iannozzi Giuseppe
 
È vero che tutti gli uomini che conoscevi
erano dei giocatori che dicevano di averne abbastanza
di giocare a carte ogni volta che davi loro un riparo.
Conosco quel genere di uomini.
È difficile tenere le mani di qualcuno
che le alza al cielo soltanto per arrendersi,
che le alza al cielo soltanto per arrendersi.
E raccogliendo tutti i jolly che si è lasciato dietro,
scopri che non t’ha lasciato molto, neanche una risata.
Come ogni giocatore, stava cercando quella carta
così alta e da sballo
da non aver mai più bisogno di giocare un’altra mano.
Era solo un altro Giuseppe in cerca d’una mangiatoia.
Era solo un altro Giuseppe in cerca d’una mangiatoia.


E poi, sporgendosi dal tuo davanzale
un giorno ti dirà che sei stata tu
a schiantarlo col tuo amore, col calore e il rifugio.
E tirando fuori dal portafogli
un vecchio orario del treno, dirà:
“Ti ho messa in guardia quando sono arrivato che ero un estraneo.
Ti ho messa in guardia quando sono arrivato che ero uno estraneo.”


Ma ora sembra che un altro estraneo
desideri che ignori i suoi sogni,
come fossero il fardello sulle spalle d’un altro.
Oh, quell’uomo l’hai già visto,
il suo braccio d’oro a distribuire carte
adesso però è di ruggine dal gomito fin su le dita.
E vuole barattare la mano che gioca con un rifugio.
Vuole barattare il gioco che sa con un rifugio.
Vuole barattare il gioco che sa con un rifugio.


E ora non reggi proprio di vedere un altro uomo stanco
che abbandona i suoi sogni,
come se abbandonasse per sempre il Sacro Gioco del Poker.
E mentre dice di voler mettere i suoi sogni a dormire,
ti accorgi che c’è una strada maestra
che s’aggroviglia come fumo sopra la sua spalla,
che si alza in spire di fumo sopra la sua spalla.


Gli dici d’entrare e di mettersi a sedere,
ma qualcosa ti fa voltare.
La porta è aperta e non puoi più chiudere il rifugio.
Provi con la maniglia dalla parte della strada.
Si apre. Non aver paura.
Sei tu, amore mio, sei tu ora l’estranea.
Sei tu, amore mio, sei tu ora l’estranea.


Bene, ti stavo aspettando. Ero sicuro
che ci saremmo incontrati fra i treni che aspettavamo,
e credo sia tempo di prenderne un altro.
Cerca di capirmi, non ho mai avuto la mappa del tesoro
che mi portasse al cuore di questa cosa
o di qualunque altra.
Ecco, quando ti parla in questo modo,
non t’importa quale sia il suo gioco.
Quando ti parla in questo modo,
non t’importa quale sia il suo gioco.


Vediamoci domani, se ti va,
sulla spiaggia, sotto il ponte
in costruzione, su qualche fiume senza fine.
E quando lascia quel binario per un vagone letto riscaldato,
capisci che sta reclamizzando solo un altro rifugio.
E capisci che non era mai stato uno sconosciuto.
E dici: “Va bene, il ponte, o da qualche altra parte più tardi.”
E dici: “Va bene, il ponte, o da qualche altra parte più tardi.”


E poi, raccogliendo tutti i jolly che si è lasciato dietro,
scopri che non t’ha lasciato molto, neanche una risata.
Come ogni giocatore, stava cercando quella carta
così alta e da sballo
da non aver mai più bisogno di giocare un’altra mano.
Era solo un altro Giuseppe in cerca d’una mangiatoia.
Era solo un altro Giuseppe in cerca d’una mangiatoia.
E poi, sporgendosi dal tuo davanzale
un giorno ti dirà che sei stata tu
a schiantarlo col tuo amore, col calore e il rifugio.
E tirando fuori dal portafogli
un vecchio orario del treno, dirà:

“Ti ho messa in guardia quando sono arrivato che ero un estraneo.
Ti ho messa in guardia quando sono arrivato che ero uno estraneo.”
©️ Leonard Cohen – Digital Art by Giuseppe Iannozzi – Immagine realizzata con Photoshop 2026 (versione 27.x).